PER L’INNOMINABILE
L’auto scivola nella piccola traversa dal nome innominabile.
Inchini lecchini, deferenze, qualche prurito e qualche bagnato flash di chi nella notte appena trascorsa ha ceduto, ancora una volta, al fascino del potere.
Gli piace pescare tra le sottoposte, un ghigno sornione lo sottolinea mentre sguscia davanti al piantone della sicurezza nella nota guardiola alla sinistra.
Pochi passi, dei gradini per sancire il distacco dai peones dei bianchi corridoi, qualche parola prima di occupare ancora per un altro giorno quella posizione.
La biondina al desk d’anticamera non ha urgenze se non quella di farsi sbattere ancora una volta appena il capo sarà libero dopo la prossima nordica missione.
“Lui” ha immaginato la scena alla quale si è voluto ispirare.
Conosce bene le abitudini di chi a breve vivrà un momento simile raccontato in una situazione veritiera ma non reale se non nella finzione recitata davanti alla Ampex.
E distante non solo nel tempo ma anche nei chilometri, che siano quelli della realtà verso Est o quelli della finzione verso Ovest sulla costa Est.
Un ponte di portaerei quella scrivania.
Dentro le morbide luci che accarezzano un arredamento, oserei, minimalista.
Essenziale.
Elegante.
E’ uno che rispetta le tradizioni.
I sigari si accendono con i fiammiferi, magari quelli lunghi lunghi.
La fiamma si ravviva ad ogni aspirazione perché l’accensione sia perfetta, tonda e profonda.
Una busta bianca è al centro dell’agenda.
“E questa che roba è?”
Sta per chiamare la biondastra oltre la porta.
Un attimo di incertezza.
Il pensiero corre verso le più lontane e vicine riflessioni cercando di capire.
Il primo nodo è “perché sta troia non mi ha detto niente?”
Non lo sa è la risposta più scema.
Cosa che peggiora lo stato d’animo e le boccate d’aspirazione ora sono più profonde, nervose, il catrame che scende nei polmoni non è abbastanza per placare.
Tutti i sintomi di chi ha scheletri negli armadi.
E lui, il fumatore, ne ha molti.
D’ogni genere: dalla finanza internazionale alle violenze perpetrate valorizzando la posizione di “capo”.
Chissà.
Giornataccia.
Fuori c’è un bel Sole.
Bello.
Azzurro.
Freddo.
Gelido.
Come il brivido che scorre lungo la schiena.
Ora.
Altro che.
Non basterà il risveglio del Manipura per trovare intuizione e creatività per capire.
Dal profondo delle tenebre dei pensieri un avviso impalpabile.
“E’ una sentenza”.
“E’ scritta, non potrai fare nulla”.
“Rassegnati”.
Il pensiero sfuma con l’immagine di una lanterna nel buio.
Non basteranno, ora, tormalina, onice e ossidiana.
Neanche il palo santo.
Sta scritto.


